| Trees fall, everybody dies... |
Ricevo, e volentieri pubblico, questa lettera di un ragazzo turco che descrive di prima mano ciò che sta accadendo ora come ora nel suo paese. L'autore non ha chiesto di rimanere anonimo, ma preferisco che non si sappia comunque di lui.
Per chi non avesse seguito la triste vicenda, trovate un buon riassunto qui e qui. Citando un pezzo significativo:
"È come se l’estrema propaggine della primavera araba si fosse trasformata arrivando come un vento leggero sulle rive del Bosforo – al grido “Occupy piazza Taksim” (“divisione, distribuzione” in turco), nuova piazza Tahrir (“liberazione” in arabo) – in un vento caldo del maggio (o sarà di tutta l’estate?) turco, in un impasto di sfida e protesta per la conservazione degli alberi del parco Gezi che simboleggiano la laicità e la garanzia della Repubblica secolarizzata voluta e fondata da Ataturk (e che a ottobre compie 90 anni). I giovani turchi difendendo gli spazi verdi e criticando i progetti faraonici di edificazione commerciale e infrastrutturale del goveno Erdogan (in carica da 11 anni) è come difendessero le origini e la storia, anche futura, del paese che facendoli uscire dall’arretratezza economica, li ha fatti entrare nella consapevolezza dei propri diritti fondamentali, a iniziare dai gesti e le parole."