Ritengo che lo scopo di ogni attivista dovrebbe essere lavorare duramente per aggregare consapevolezza e consenso sui temi più importanti e fare rete, facendo capire alla gente e alle forze in campo quale sia la strada giusta da seguire. Far dialogare chi non si parla più, indurre il dibattito dove non c'é, aprire porte chiuse o che terzi vorrebbero chiudere. E creare nuove sinergie che l'attuale clima generalizzato di radicalizzazione delle posizioni e chiusura preclude.
La massa critica contro l'ordoliberismo, il lobbysmo e contro l'apologia del vincolo esterno é ben lontana dall'essere raggiunta, e a mio modo di vedere un dibattito che partisse in una CGIL o in un PD, da altri apostrofati come "collaborazionisti da distruggere", sarebbero una vittoria. Ma perché ciò avvenga occorre parlare, non liquidare o accusare o insultare. Anche se ne avremmo tanta voglia. Io per primo.

sabato 28 febbraio 2015

Tsi & Varou, maledetti traditori!1!

Spritzas & Varoufucker. La camicia, Varou, cribbio...
Buona sera a tutti da un marzialista ferito nel corpo ma non nello spirito.

Un grave infortunio di allenamento al ginocchio sinistro mi ha dato l’occasione di mettere insieme alcune riflessioni e togliermi alcuni sassolini dalla scarpa destra sulla crisi greca e sui suoi commentatori.

In questi giorni molto, forse troppo si è detto a proposito dei movimenti del premier greco Alexis Tsipras e del suo zelante ministro dell’economia Yanis Varoufakis. I commenti andavano dal pittoresco all’oggettivo, dal disfattismo più nero alla speranza più ingenua e irrazionale, con buona pace dei rapporti di forza e delle difficoltà poste di fronte al duo dalla durissima opposizione del fronte dei paesi “creditori”, più che mai compatto e determinato nel non voler fare sconti alla “piccola ma spendacciona” Grecia.

Ho anche registrato senza alcuno stupore la posizione del premier Renzi, che dopo un iniziale supporto al collega greco, all’indomani della vittoria elettorale, ha ben pensato di appoggiare in toto la linea dura e intransigente decisa dalla BCE per parola del suo rappresentante Mario Draghi, senza neppure capire che una simile presa di posizione non è molto dissimile da un condannato alla forca intento ad insaponare la sua stessa corda con gioia e speranza nel futuro. Ma non siamo stupiti appunto, in primis perché in nome della dottrina della Banca Centrale indipendente, non è certo Mario Draghi a dover sciogliere un nodo che di economico ha ben poco e di politico ha fin troppo. In secondo luogo, le intenzioni e la politica del nostro premier dovrebbero risultare sin troppo chiare a chiunque abbia letto anche solo distrattamente il Jobs Act, al di là dei sorrisi di circostanza e delle battutine attira ceffoni di fronte a cui in più di un occasione ho intercettato cose tipo “aridatece Berlusconi”.

Abbiamo poi una certa parte di commentatori “antisistema”  che in tempi non sospetti aveva già catalogato Syriza come un esperimento fallimentare ancor prima che il partito andasse al potere, quando non direttamente come “il volto presentabile del capitalismo europeo”, “la faccia pulita dell’ordoliberismo” e simili boutade, riconducibili al filone secondo cui Tsipras e soci sarebbero solo l’ennesimo sistema di canalizzazione e neutralizzazione del dissenso verso l’UE mascherati da salvatori, nulla di diverso dal curatore fallimentare Monti con il suo “decreto salvaitalia”, magari in salsa più radical chic-pop. Dei traditori della patria in piena regola quindi. E per giustificare questa narrazione è stato usato ogni mezzo (retoricamente) lecito o meno.  Il ragionamento che spesso mi tocca leggere suona tipo:

“L’eurosistema è un costrutto tecnico-politico sostanzialmente autoritario e fascista”
Et
“Syriza non prevede di uscire dall’euro né ha chiesto mandato elettorale ai greci per avere la possibilità di farlo”
Ergo
“Syriza è una forza politica di fatto collaborazionista e fascista”

Se non ci credete, vi invito a leggere gli argomenti di economisti del calibro di A.Bagnai e A. Parguez sull’argomento. Ma a parte questi due casi estremi, l’argomento “Syriza=bluff” affolla analisi e articoli di provenienza del tutto bipartisan, anche da ambienti per nulla radicali.

Dare ulteriore risalto a queste sparate di principio non mi interessa. Per chi scrive, esse sono unicamente il parto di commentatori del tutto di parte incapaci della minima oggettività, quando si va a toccare il nocciolo dell’argomento principe che ha dato loro quel minimo di visibilità che ora hanno. Difficile dare il beneficio del dubbio a chi OSA parlamentare con il quarto euro-reich, no?  Per molti questo é il massimo della sottigliezza politica concepibile e non gliene faccio una colpa. Magari alcuni voteranno o votano Lega, crederanno che l’Isis in combutta con Alfano abbia un piano (sic) per far arrivare in Italia armi e guerriglieri su barconi che affondano con un’ondata e che verrebbero comunque perquisiti all’attracco, penseranno che la Grecia possa uscire dalla crisi e dall’euro stampando dracme come se non ci fosse un domani, riterranno che il breakup unilaterale dell’euro sia possibile per un paese come il nostro venerdì sera a borse chiuse per vedere di nascosto l’effetto che fa (con buona pace dei timori di incompetenti del calibro di Krugman e Stiglitz e dei debiti in valuta estera a breve scadenza del nostro settore privato) e tante altre simpatiche fantasie che alimentano l’osceno e autolesionista frame secondo cui chi si oppone all’euro sia un folle avventuriero un poco nazional-fascistello che cavalca l’argomento per puri fini elettorali o auto promozionali.

Il che in molti casi è vero e non ho paura di affermarlo. Questo fa di me l’ennesimo giuda che sarà appeso a testa in giù quando la SStoria farà il suo corso, mentre le truppe no euro entreranno a Berlino infestando la porta di Brandeburgo di simboli fallici costringendo la callipigia Merkel al suicidio nel suo bunker sotterraneo nella costernazione di tutti i teutonici di sesso maschile.

Poi però vi sveglierete tutti sudati nel vostro lettino e spero che riflettiate su alcune cosucce.

Le spiego in termini semplici, a prova di leghista per capirci.

  • Il vostro concetto di politica è puro tifo da stadio. Buoni vs cattivi, neri vs rossi. Il bello è che molti di voi sono i primi a dire che “destra e sinistra son morte”, “contan solo le proposte”, “non possiamo guardare il colore della casacca dei pompieri con la casa in fiamme” salvo poi ricadere nella stessa fallacia logica quando si parla di sieuro vs noeuro. Ho una notizia. Questo atteggiamento radical-grillesco è origine e causa di un’ottima parte dei problemi italiani, è forse IL motivo principale per cui chiunque chieda il rispetto del nostro spazio d’azione sovrano è visto come uno zimbello quando non un fascista, ed è un'eccezionale arma che questa classe politica pietosa che ci ritroviamo usa contro di noi per tenerci ora e sempre divisi in tante belle parrocchiette. Schiavi e felici di esserlo. E dagli all’eurista cattivo!!1!1!
  • Molti di voi sembrano non comprendere che il fuoco si fa con la legna a disposizione. E la legna marcia del Pireo non può come per incanto trasformarsi in carbon fossile o in nitroglicerina. Né la legna marcia del Pireo è marcia quanto quella di Madrid o quanto quella che galleggia sul Tevere.  Avete idea di cosa siano i rapporti di forza? Ve lo dico io. Sono quella cosa che è stata messa NERO SU BIANCO quando i nostri governi, greco incluso, ci hanno fatto aderire all’eurosistema, senza neppure averne gli (assurdi) requisiti, come nel caso nostro e in quello greco, ma non solo. E nessun politico con tutte le buone intenzioni può ignorarli. Pare brutto leggere un poco di Machiavelli un pochino di Mearsheimer eh? Molti di voi già si vedevano zio Tsi e Varou in armatura e lancia spartana alle Termopili a ghignare sotto le frecce tirate da Berlino, felici di combattere nell’ombra. Questo non è un film. Nel nostro film gli scudi di Tsi e Varou sono di cartapesta e le lance di zucchero filato, con quel che ne consegue. E per quanto sia suggestivo sognare la bella morte testosteronica del duo, cenette nell’Ade e simili deliri, non è nel miglior interesse dei Greci autodistruggersi di colpo rifiutando la mediazione con i creditori o forzando il breakup notturno senza un piano B. La Grecia con il debito pubblico e privato in diritto estero che si ritrova e con la manifattura distrutta e fama di pessima pagatrice worldwide NON può uscire dall’euro senza un corposo prestito ponte o il condono dei debiti (questo SOLO per cominciare) con buona pace di Mosler. Fatevene una ragione.
  • Molti di voi (specie uno) invocano democrazia e corretta informazione che dovrebbero andare di pari passo, il che non fa una grinza. Ommioddio, Syriza non fa corretta informazione sull’euro, NON ha dichiarato in anticipo le sue reali intenzioni strategiche scritte nero su bianco sul programma elettorale, QUINDI è una forza paternalista e fascistoide tale e quale l’anonima ordoliberisti che ci ha condotto a questo!!11! Beh suvvia, che una speranza di democrazia ci sia solo con un popolo colto e informato, con una scuola pubblica funzionante e un senso civico che ci siamo dimenticati dai tempi di Calamandrei, è cosa nota e evidente persino sul nostro testo costituzionale. Detto ciò, trovo molto divertente che TUTTE e dico tutte le exit strategy dall’euro che mi siano capitate di leggere (inclusa quella di Roger Bootle vincitrice del Wolfson Prize), ma anche quella dello stesso A.Bagnai, sempre durissimo sul tema, prevedano un’uscita  per decreto emergenziale segreta a media, operatori finanziari e pubblico, a movimento di capitali e operazioni borsistiche FERME, magari il venerdì sera. E perché mai? Chiaro, perché i loro autori, quando non devono difendere la loro rendita di posizione acquisita duramente a costo di darsi la zappa sui piedi da soli, non possono non ammettere che annunciare in anticipo strategie, tempistiche e piani in una realtà finanziaria globalizzata in cui i capitali si muovono in tempo reale (e dalla Grecia fuggono tuttora miliardi solo per il timore di un fallimento della trattativa) sia qualcosa tipo un suicidio. Che poi è uno dei motivi (giusti) per cui gli stessi commentatori condannano duramente il fasullo “referendum sull’euro” di Grillo. Vi siete mai chiesti perché solo in fumetti e videogiochi i combattenti dichiarino le tecniche prima di attuarle? Chiedetevelo ORA. Ragliate di democrazia a vostro uso e consumo? Syriza GODE di un appoggio a maggioranza bulgara da parte del popolo greco, che li ha votati NON per uscire dall’euro, ma per TRATTARE con questo sistema, spuntando migliori condizioni. E vi sfido a dichiarare che Syriza, pur col suo scarsissimo potere contrattuale, NON stia facendo questo. Se chiedete altro a questa forza politica siete semmai voi quelli che non volete informare correttamente gli elettori greci prima di agire.
  • Ah, a quanto pare tutto ciò ai greci piace. Con buona pace di chi PUR di uscire dall’euro voterebbe Alba Dorata (sic), dichiarandolo pure alla stampa (sic!), il corrotto partito neonazista del tutto funzionale al sistema prestabilito è stato ricacciato dalle azioni di Syriza a percentuali da prefisso telefonico di sua competenza. Quindi la sua minaccia è un qualcosa di blando e in calo verticale. Lo stesso impresentabile Pasok è ridotto al lumicino da queste prime settimane di vera politica in salsa greca, per le quali chi scrive INVIDIA il popolo greco, unito come non mai alle spalle dei suoi rappresentanti democraticamente eletti. Cari voi, se la risposta è Alba Dorata (o Lega) la domanda è SBAGLIATA.

    Syriza sfiora il 48%.
    Fonte: sondaggio della Metron Analysis per il giornale "Parapolitika"

  • Ho letto molto in giro relativamente a speranze che la Grecia possa comunque forzare l’uscita dall’euro e farsi aiutare dalla Russia, con corposi prestiti di euro e dollari per pagare le necessarie importazioni (fino ad avvenuta ricostruzione della propria economia), ricollocandosi così geopoliticamente in chiave eurasiatica, e devo dire che l’idea è suggestiva. I contatti diplomatici greco-russi e gli inviti di rito a Mosca per Tsipras-Varoufakis hanno alimentato molto queste speranze. Ora, dipendesse da me questo potrebbe avvenire anche subito. Prima ancora della Troika (o delle "istituzioni", come le chiamano ora), sono gli stessi partner europei della Grecia (noi inclusi) ad essersi comportati in modo inqualificabile. Varoufakis, disconoscendo primo tra tutti la Troika quale interlocutore autorizzato, ha svelato ufficialmente il bluff dell’UME, in cui la solidarietà non esiste per volontà degli stati membri, NON della Troika. E se dai creditori tedeschi ci si poteva attendere la proverbiale ottusità, si sarebbe certamente potuto pretendere di più da chi condivide problematiche (e debiti) simili a quelli greci, come -ahem- NOI ITALIANI.  E stante che un rapporto diplomatico che non si basi sulla solidarietà e il mutuo soccorso bensì sulla gara a chi è il miglior esportatore, ovvero a chi ti indebita meglio (strategia chiamata non a caso “beggar thy neighbour”) non è nulla di desiderabile, valutare alternative geopolitiche è certamente  il minimo che Tsipras possa fare. Detto ciò, tra il dire e il fare c’è di mezzo l’(ar)mare. La Grecia è tutt’ora un membro NATO con basi militari USA sul suo suolo. E gli USA stessi hanno ogni interesse che la Grecia resti nell’UE e mantenga l’euro, poiché, e qui condivido assolutamente Varoufakis, “l’euro è irreversibile sino a che lo è per tutti gli stati membri”. Storicamente parlando, nessuna unione monetaria è crollata sino a che si sia mantenuta intatta la fiducia nella funzione di prestatore di ultima istanza della sua banca centrale. Cadendo questa, se la BCE chiudesse i rubinetti di colpo, crollerebbe malamente anche l’eurozona, e una disgregazione anche parziale di tale blocco politico sarebbe un bel favore ai russi. Le dichiarazioni e le pressioni da Obama in giù vanno assolutamente in questa direzione. La Russia ha manifestato disponibilità, certo. Ma al di là dell’ovvio ennesimo braccio di ferro fra le due superpotenze, dall’esito affatto scontato né ahivoi influenzabile in qualunque misura dalla piccola Grecia, la Russia stessa non è nelle migliori condizioni di aiutare chicchessia. Onde mantenere invano il cambio con il dollaro e colpita duramente dalle sanzioni USA-UE e dal calo del prezzo del petrolio (non è destinato a durare a lungo, ma tant’è), la Russia ha dilapidato gran parte delle sue riserve in valuta estera, ovvero proprio ciò che dovrebbe prestare alla Grecia per aiutarla. Un semplice prestito in rubli non sarebbe sufficiente ai Greci, che sono costretti a pagare il grosso del proprio import in dollari ed euro. Ergo, tutto è possibile, ma nulla è facile e soprattutto nulla è veloce e scontato come i forcaioli di casa nostra lascerebbero intendere. C’è poi il precedente dell’Islanda, in cui la Russia si disse disponibile ad aiuti che di fatto non sono mai arrivati. L’importanza geopolitica della Grecia è molto superiore, ma non bisogna stupirsi se un pesce piccolo come Tsipras tentenna nel buttarsi tra le braccia di un grosso orso… Comprare tempo per approfondire temi come questo sembra ad oggi essere l’unica soluzione praticabile per i greci.
  • Infine, vorrei sottolineare che l’estensione di quattro mesi del programma (ad oggi indispensabile) di finanziamento, è subordinato alla ratifica, da parte dell’Eurogruppo, del programma di riforme scritto di pugno da Tsipras e giunto a Bruxelles nella notte di lunedì. Se questo programma venisse rimbalzato dall’Eurogruppo l’accordo salterebbe comunque con chiarissime responsabilità dei tedeschi. Shaeuble fa di più, e fa sapere che il parlamento tedesco (come pure forse quello finlandese) potrebbe essere chiamato direttamente a votare l’approvazione o meno del documento greco, a ulteriore dimostrazione che le “condizioni di parità” nel recepimento dei trattati internazionali previste dal nostro art. 11 Cost. sono carta straccia da tempo. Beh, se tale programma fosse tutto pane, licenziamenti pubblici e austerità potrei anche concedere che Tsipras stia facendo un grosso errore che ne comprometterebbe istantaneamente la credibilità politica. E allora vediamolo per sommi capi, come riportato da Reuters e altre importanti testate:

  •  Introduzione di un sistema fiscale più equo, andando a colpire i grandi possidenti di beni immobili anche stranieri e i ricchi e fiscalmente immuni (sinora) armatori greci
  • Misure per la lotta all’evasione fiscale,  con diverse aliquote e maggior trasparenza, con incentivi alla regolarizzazione per chi ha evaso
  • Misure per la lotta alla corruzione
  • Misure per colpire il contrabbando di carburante e tabacco, nota piaga dell’economia greca dalla notte dei tempi (un carico su tre circa è illegale)
  • Riforme dei contratti e degli accordi collettivi di contrattazione
  • Aiuti ai poveri per affrontare la crisi umanitaria greca, con garanzie di alloggio, luce elettrica, buoni pasto e cure mediche gratuite per disoccupati non assicurati. Si valuta inoltre l’introduzione di un tetto minimo al reddito, e non un pericoloso reddito di cittadinanza

Al di là della solita fuffa “casta cricca corruzione” che però in Grecia ha un certo fondamento, ciò che leggo non mi pare affatto iniquo e non mi pare vada a colpire ulteriormente chi non può più difendersi, bensì chi sinora ha goduto di facilitazioni e immunità. Se i capitali possono fuggire all’istante (3 miliardi di euro solo negli ultimi giorni), non così gli immobili. Può durare a lungo? No, senza lo sblocco dei vincoli fiscali macroeconomici. Ma per quello occorre un accordo che ancora manca. E nessuno può trovare una simile soluzione in pochi giorni con un sistema bancario che minaccia di implodere e stipendi che necessitano di essere pagati ORA. Ergo, mi riservo di rivalutare Syriza tra 4 mesi. Per il momento mi sento di dire che non poteva far altro che prendere tempo e che difficilmente si sarebbe potuto fare di meglio. In Grecia paiono averlo capito bene, eccetto le solite frange radicali che non contano né conteranno mai un tubo. Se la Grecia è destinata ad affondare, lo sta facendo con una dignità e un livello di politica che non ci appartiene più da tempo. Il giorno che Renzi o chi per lui sarà in grado come ha fatto Varoufakis di sbattere in faccia alla Merkel il parallelo fra la Grecia e la Germania del primo dopoguerra, mi riservo di ricredermi.

PS. Ah, mentre qualcuno dà per morta la trattativa e la credibilità politica di Syriza con essa, con annesse puerili accuse di tradimento della patria, qualcun altro lavora duro e tace. Ed é già tornato alla carica, lancia di cartone in resta. Qualcun altro invece sta già salutando in Piazza del Popolo a Roma il suo nuovo messia, colui che "ha superato a sinistra chiunque altro in Italia perché si oppone all'euro". Capito chi?

Follia e idiozia distillate.

Ci vediamo in mischia.

Mattia C



5 commenti:

  1. Leggerti dopo 3 anni...e rilevare un 360 gradi da brivido. Peccato quel "radicalgrillesco", per nulla attinente col punto che trattavi. Era proprio in quell "fiducia a nessuno, semmai proposte di legge in commissioni parlamentari" l'antitesi del punto che stigmatizzi. Ma tu eri troppo tifoso di Bagnai per sgombrare la mente da 4 lettere e costruire con pazienza un progetto politico. Peccato...ah, suggestivo il finale in crescendo, tuttavia ti segnalo che "qualcun altro" non vuole l'apostrofo. Buona guarigione

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    1. Direi che invece é MOLTO attinente, nella misura in cui é tipico di grillo la demonizzazione del rivale e la radicalizzazione del dibattito a livelli che non é possibile manifestare un qualche dissenso senza beccarsi accuse di tradimento o i proverbiali "kitipaka"??? Grazie a codesto atteggiamento il m5s conta e conterà ZERO ora e sempre, visto che ai rivali politici, forti del numero basta respingere tutte le proposte senza sforzo alcuno. E purtroppo svariate frange antisistema, che si originano da lì, hanno ereditato questa caratteristica. Ma chi non l'ha ancora capito non lo capirà mai.

      Sul resto, davvero non ricordo in che circostanze ci siamo incontrati. Ma nessun progetto politico cui abbia partecipato negli ultimi 3 anni, eccetto riscossa italiana, merita ad oggi nulla più che una (veloce) dissoluzione. Ognuno faccia quel che gli pare eh.

      PS. solo gli idioti non cambiano mai idea di fronte ai fatti.

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  2. Un aggiornamento a questo punto sarebbe interessante.
    Immagino tu segua (e magari capisca) più di me tutti i blog qui sopra (48 sopratutto).
    Premetto che fondamentalmente concordavo con il tuo post,nel senso che giuste o poco correte le scelte d T & V eran quelle del LORO programma elettorale.
    Ora non capisco se questo referendum lo facciano perchè sanno che possono vncerlo ( e quindi uscire dall' Euro in maniera annunciata,la pefìggiore) o perchè sanno di perderlo ( e quindi di fatto diventare"collaborazionisti" della commissone Europea,ma rimanendo apparentemente coerenti.
    Potrebbe essere che davvero non sappiano come sceglierà il popolo greco, nel qual caso non sarebbero dei buoni Politici,nel senso alto della parola perchè avrebbero dovuto preparare il terreno.

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    1. I sondaggi Tsipras li conosce (per quanto possano valere i sondaggi del mainstream). E i sondaggi sono ad oggi per il sì, anche se non nettamente come nel 2011, quando Papandereu propose un referendum e per questo gli cadde il governo.

      Tsi ha una maggioranza solida e l'appoggio popolare, questo fa tutta la differenza. Ma non ha mandato per uscire dall'euro, quindi deve, se non vuole dimettersi ora (e una crisi di governo ora sarebbe pericolosa, ergo concordo con lui sulla scelta), consultare i greci.

      Bisogna dire che tra tutti é stato l'unico governo a fare corretta informazione sulla Troika, con buona pace del Bagnai. E ora i greci sanno nero su bianco COSA stan firmando se voteranno sì. Spero vinca il no, a quel punto tsi avrebbe mandato degli elettori per l'euroexit e il suo potere contrattuale aumenterebbe. Quindi si potrebbe verificare un accordo valido per i greci o la rottura.

      In caso di sì, credo che si andrebbe a nuove elezioni, ma Syriza fosse coerente dovrebbe cambiare programma. Vedremo.

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