Ritengo che lo scopo di ogni attivista dovrebbe essere lavorare duramente per aggregare consapevolezza e consenso sui temi più importanti e fare rete, facendo capire alla gente e alle forze in campo quale sia la strada giusta da seguire. Far dialogare chi non si parla più, indurre il dibattito dove non c'é, aprire porte chiuse o che terzi vorrebbero chiudere. E creare nuove sinergie che l'attuale clima generalizzato di radicalizzazione delle posizioni e chiusura preclude.
La massa critica contro l'ordoliberismo, il lobbysmo e contro l'apologia del vincolo esterno é ben lontana dall'essere raggiunta, e a mio modo di vedere un dibattito che partisse in una CGIL o in un PD, da altri apostrofati come "collaborazionisti da distruggere", sarebbero una vittoria. Ma perché ciò avvenga occorre parlare, non liquidare o accusare o insultare. Anche se ne avremmo tanta voglia. Io per primo.

venerdì 21 ottobre 2011

Il Raiss é morto, evviva il Raiss!

Ieri è morto Gheddafi o, meglio si deve dire, ieri hanno ammazzato Gheddafi. E guai a chi dice giustiziato, perché dalle immagini che sono passate su certi video non ho visto nessuno che somministrasse giustizia.

Oggi  quotidiani e telegiornali parlano quasi esclusivamente di quel corpo vilipeso, tentano di provare orrore per la ferocia di chi gli ha piazzato un proiettile in una tempia, condannano con decisione la promessa infranta di un processo equo per questo fanatico macellaio la cui distanza consueta dal dissenso  del suo popolo era sempre e solo una: nove millimetri. Di più, oggi si spendono parole per narrare di come la Libia non fosse poi questo posto tremendo con tanto di elencazione degli agi della popolazione libica tra una fucilazione, un rastrellamento di dissidenti e un esilio nel deserto.



A me leggere queste cose da cristiano e da uomo fa rabbia e non posso farci nulla.

Non si può comprendere una realtà che non si conosce, non si può attestare la magnificenza del vivere in Libia senza avere trascorso un solo giorno nella dittatura e nella costrizione di un paese assediato dallo strapotere di un folle megalomane che gli stessi governi che ora lo hanno sotterrato, fino a pochi mesi fa lo ospitavano in pompa magna nelle proprie sale sfarzose, solitamente a spese dei contribuenti. Si non parlo solo dell'Italia, vero amici francesi neocolonialisti e guerrafondai?

A mente fredda posso comprendere che sì, sarebbe stato meglio consegnare Gheddafi ad un tribunale. Persino un uomo del genere ha diritto di parlare in sua difesa. Per una condanna già scritta come quella di Saddam? Forse si, ma non importa. Per salvare lo spirito della primavera araba e africana, sarebbe stato necessario. Così come per dare una parvenza almeno di fiducia nella buona fede (sic) della arcinota risoluzione di pace ONU per interposta NATO, che non mi é in effetti parsa tanto diversa dal suo braccio armato in questa situazione.

Istintivamente però comprendo altrettanto come coloro che lo hanno catturato si siano scatenati in quella pulsione devastante che ha fatto scattare il grilletto, prima, e l’ira, poi, che ha condotto a trascinare il corpo per esibire la carcassa di una persona che ha massacrato il proprio popolo quando questi ha iniziato a ribellarsi e che, per un quarantennio, ha soggiogato l’intera nazione dilapidando i beni di quel suolo, vivendo nel lusso a scapito della popolazione stessa. Ho detto che lo COMPRENDO, non che lo accetto eh... E soprattutto non accetto che questa ode alla barbarie sia stata perpetrata con il plauso dei governi di mezzo mondo, che come hanno potuto armare il bombardiere che ha stanato il Raiss, così avrebbero potuto ottenere un epilogo assai più civile. Peccato che alle mie orecchie il messaggio arrivato da questi potenti signori altro non fosse che un malcelato sospiro di sollievo...

Perché da qualunque lato la si guardi, intere costituzioni sono state strappate e intere procedure infrante per ammazzare un uomo che i suoi stessi complici in assassinio fino a poco tempo prima definivano "Leader di grande saggezza", "Vero amico" e "Grande riformista". No, non é uno scherzo.


E allora mi chiedo chissà quali e quanti segreti questi signori abbiano voluto lasciare tali consegnando il Raiss ad un'esecuzione sommaria di una furia che nemmeno Ettore di Troia... Chissà quanti paladini della libertà come il buon Sarkò avrebbero dovuto far fronte a scomode rivelazioni da parte del loro ex alleato, amico e ispiratore di festini notturni. Disprezzabile impocrisia, disgustosa incoerenza. Chiamatela se volete, Realpolitik... :P



Tuttavia spezzerei una lancia in testa anche sui moralisti. E qui citerò la testimonianza di un mio coetaneo libico che ha avuto la fortuna di godere dei raggingimenti del Colonnello in materia di umanità e giustizia...

"Vorrei chiedere a chi oggi si straccia le vesti come i farisei, se sappiano cosa significhi vivere in un paese sotto costante assedio militare; se sappiano cosa voglia dire vivere nella paura di una retata magari ai danni di un proprio caro. Se conoscano la lacerazione di vedere ragazzi poco più che adolescenti che vengono buttati in galera e lasciati a marcire lì per avere espresso opinioni contro il regime.
Hanno mai visto padri e madri salutare i propri figli che, ancora ragazzini, sono partiti per unirsi alla lotta di un fronte di liberazione? Molti di quei ragazzi non sono mai tornati. Erano cugini, erano figli della famiglia di dirimpettai, erano amici.
Vorrei sapere da questi soloni se abbiano mai visto i propri familiari ripulire nascostamente il pane dalla muffa perché non c’è che quello da mettere in tavola; vorrei sapere quante volte abbiano guardato il cielo di notte rischiarato a giorno dagli spari, dai bombardamenti o dalle raffiche di mitra.
Quante volte hanno guardato oltre vetri infranti dalle pallottole che solo per caso sono state raggiunte quando non vi erano bambini affacciati
Quante notti hanno trascorso nei rifugi per sfuggire ai bombardamenti, quante volte hanno consolato fratelli o sorelle che, per la paura, non smettevano di piangere e fare la pipì su qualunque superficie, incapaci di contenere quel senso di accerchiamento e di costante timore tanto da non osare mettere il naso fuori dalla porta.
Non è un gran vivere quando sulla tua strada incontri uomini armati fino ai denti e devi sfilare in mezzo a loro, e te li ritrovi ovunque tu vada.
Non è un gran vivere sotto il coprifuoco che ti impedisce di condurre una vita normale, per quanto normale possa essere una vita in un paese che vive un conflitto militare armato.
Non è stato facile per i miei tenermi a bada, io che non accettavo quelle limitazioni che mi sembravano ingiuste; non accettavo che avessero chiuso la scuola e di nascosto mi ci recavo sfuggendo ai controlli, costringendo Padre Rossi e Suor Lucia a riportarmi indietro a casa a loro stesso rischio e pericolo.
Non accettavo che la mia cara scuola fosse trasformata in un rifugio e fu per me devastante vederci tutti lì, assiepati come formiche perché sulla scuola forse non avrebbero bombardato. I nostri libri erano l’unico rifugio.
Nell’aula dove leggevo le poesie sul sussidiario “ La Rosa” con la copertina verde acqua ed una magnifica rosa rossa al centro, dove una volta ricevevo gli elogi della maestra perché ero la migliore, mi trovavo poi a sedere per terra assieme a tanti altri, in attesa che cessassero gli attacchi troppi vicini alla città. Ogni vita ha un suo segreto, piccolo o grande.
La vita, quella vera, non è quella che racconta un articolo di wikipedia.
Gheddafi è morto, e chissenefrega!"

Quindi cari soloni?

Sarebbe assai meglio per tutti se di fronte a questa scena si faccia un po' di silenzio e di ammissione di reponsabilità. Da parte di tutti coloro che hanno causato prima e fomentato poi questa guerra in spregio alla propria costituzione e alla propria umana decenza (vero papi?) e da chi l'ha conclusa levando ogni dubbio se ancora ce ne fossero stati sull'umanità che possono dimostrare dei ribelli che vedono nel loro direttivo e nucleo di potere più ex-gheddafisti di quanti capelli ho io in testa. La Libia sarà democratica? Staremo a vedere. Io sono piuttosto pessimista, specialmete se verranno onorate in toto le promesse petrolifere del direttivo ribelle verso i paladini stranieri, togliendo a quegli avvoltoi del bene ogni ragione residua per tener d'occhio la Libia. E che dire della pittoresca posizione di un nostro insigne parlamentare europeo:
Mauro Borghezio su Gheddafi: “La fine di Gheddafi, morto combattendo nel ridotto dei suoi ultimi fedeli, è indubbiamente una fine gloriosa. Gli va riconosciuto cavallerescamente “l’onore delle armi”. Borghezio riconosce a Gheddafi di essere “un grande leader, un vero rivoluzionario non confondibile con i nuovi dirigenti libici portati al potere dalle baionette della Nato e dalle multinazionali del petrolio. Onore, quindi, al templare di Allah”.
Premettendo che ho già chiamato d'urgenza la neurodeliri, qualcosa di vero c'é e non va sepolto sotto l'apologia del fanatismo religioso e della dittatura qui presentata. Ovvero che Gheddafi avrebbe potuto fuggire in ogni momento infrangendo la promessa di combattere fino alla fine, cosa che invece ha fatto. E quindi piaccia o no l'onore delle armi gli spetta. La sua é stata una morte da beduino coraggioso, per quanto crudele e da cani. Ha difeso il suo credo e il suo regno (del terrore) mettendoci faccia e vita. Notevole.

E alla fine sono stati proprio i suoi nemici a farci la figura peggiore. Nemici che non avrebbero mai vinto se non fossero stati addestrati e armati dalla NATO in nome di interessi che di umanitario hanno davvero ben poco, e sicuramente fra questi non c'é la protezione delle vite civili. DISGUSTOSO.

La guerra non é affatto finita. Chi ha premuto il grilletto si é solo calmato in attesa della prossima mossa umanitaria. Non abbassate la guardia, i mandanti sono in casa vostra. E li conoscete bene.

E ora posso levarmi il cappello e meditare in silenzio sulle troppe vite che tutto ciò ha cancellato. Adesso si.

2 commenti:

  1. Quando smetteremo di provare pietà per i nostri nemici, smetteremo di essere diversi da loro.

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